La tela mossa

Quest' opera nasce casualmente in circostanze alquanto misteriose.

Un giorno un carissimo amico di Tassinari (Roberto) si trovava per lavoro presso la Chiesa di San Luca quando viene incuriosito da due oggetti dall'aria abbandonata: un chiodo usurato (ferla) e un vecchio spioncino. Li preleva e li regala a Gianluca Tassinari dicendogli: "visto che sei un artista prova a crearci un'opera". Questi oggetti così particolari ispirano l'artista e l'immaginazione lo porta a creare l'opera più bella realizzata nella sua carriera.

Prende la tela e la imprime del colore bianco simbolo della purezza poi aggiunge il nero e ancora il bianco. Parte la fase scultoria, applica lo spioncino sulla parte nera ed ecco creato il confessionale; successivamente applica il chiodo nella parte bianca fa saltare degli schizzi di vernice rossa ed ecco raffigurato il sacrificio di Gesù. Segue la firma “Tassinari Gianluca”. Per isolare le sue opere l’artista usa sempre un trasparente, si accinge all’operazione e ad un tratto si blocca e gli giunge un’ispirazione: “devo fare due linee blu sui fianchi del nero”. Prende il colore e procede con il blu, applica il trasparente e l’opera è conclusa.

Dopo un anno esatto Roberto affascinato da quest’opera decide di acquistarla e la dona alla confraternita dei Domenichini (portantini della Madonna di San Luca a Bologna) dove attualmente è custodita.

Ecco che accade un nuovo fatto insolito: un rappresentante dei Domenichini, durante la consegna dell’opera esclama “ma bravo questo artista a dedicarci un’opera”. Il buon Roberto stupito decide di informare i presenti che l’opera non era stata creata con l’intento di essere dedicata a loro. Il Domenichino incredulo risponde “ come no?!” e a sostegno della sua convinzione gli mostra la divisa che la confraternita indossa durante il rito del trasporto della Madonna di San Luca: una veste nera a righe blu, le stesse righe che l’artista andò a inserire nell’opera all’ultimo momento.

Il ritrovamento degli oggetti nella Chiesa di San Luca, il loro viaggio di mano in mano e il ritorno degli stessi nel medesimo luogo del ritrovamento sotto forma di opera è un insieme di coincidenze affascinanti e misteriose, intrise forse di un significato molto più profondo. L’artista anche se credente non è mai stato un frequentatore di Chiese e prima del quadro non aveva idea di chi fossero i Domenichini , solo “a cose fatte” scoprì di aver dedicato loro un opera suggeritagli dalla sua creatività. Chi ha guidato l’artista? Rimane il mistero.

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